“…carpe diem, quam minimum credula postero”
“…cogli l’attimo, non avere fiducia nel futuro”
Orazio, Carminum I,11
Se Orazio avesse saputo che questi pochi versi del suo carminum sarebbero divenuti il manifesto “intellettivo” di coloro che amo definire “i cazzari”( definisco “cazzaro” colui che agisce nel totale non rispetto del prossimo e…a volte anche di se stesso )…beh…non credo che avrebbe avuto un moto di gioia o felicità.
Chi era Orazio?
Era il poeta dell’aurea mediocritas, il poeta del non-eccesso, un epicureista convinto che disdegnava e compativa l’impelagarsi in beghe di natura sociale, politica e amorosa poiché le reputava distrazioni dal vero senso della vita il cui fulcro era “il piacere del disinteresse”…Egli professava infatti un sano distacco da tutte quelle passioni che, proprio poiché tali, possono allontanare dalla serenità data dall’indifferenza.
Era il poeta del “in medio stat virus”…mai eccessivo, mai oscillante a livello concettuale tra il bene ed il male, tra il giusto e lo sbagliato, sempre equidistante e per questo imperturbabile…questo il poeta…se poi l’uomo Orazio fosse riuscito ad esserlo nella realtà non è dato saperlo.
Una dato è certo…l’atarassia fu lo stato mentale e la spinta emotiva che alimentò la sua produzione artistica.
“Carpe diem” non è comunque uguale a “fai quello che vuoi tanto si vive una volta sola!”…semmai un sobrio e pacato invito alla discrezione (nel senso latino del termine…la capacità di comprendere) delle occasioni che la vita spontaneamente e senza frenetica ricerca ci offre onde evitare che un postumo rimorso, un tardivo rimpianto possano destabilizzare l’equilibrio mentale turbando il presente in un’inquietudine futura.
Sicuramente più facile ed attuale interpretare i versi alla Vasco Rossi…”voglio una vita spericolata”…ma nulla di più lontano dalla poetica oraziana.
Con questo post mi tolgo un sassolino dalla scarpa: troppe volte ho sentito pronunciare questa frase per “giustificare” una serata troppo alcolica, l’ennesima cazzata o un’altra notte di “squallido sesso” tanto per fare qualche cosa di diverso… se queste persone sapessero che chi scrisse la loro “bandiera ”era in realtà l’emblema del non-eccesso beh…ne farebbero un uso quantomeno più consapevole!Probabilmente anche Orazio…l’uomo, non il filosofo o il poeta, sapeva che la realtà è dominata dall’irrazionalità, da sentimenti profondi e da profondi turbamenti ed
“…cogli l’attimo, non avere fiducia nel futuro”
Orazio, Carminum I,11
Se Orazio avesse saputo che questi pochi versi del suo carminum sarebbero divenuti il manifesto “intellettivo” di coloro che amo definire “i cazzari”( definisco “cazzaro” colui che agisce nel totale non rispetto del prossimo e…a volte anche di se stesso )…beh…non credo che avrebbe avuto un moto di gioia o felicità.
Chi era Orazio?
Era il poeta dell’aurea mediocritas, il poeta del non-eccesso, un epicureista convinto che disdegnava e compativa l’impelagarsi in beghe di natura sociale, politica e amorosa poiché le reputava distrazioni dal vero senso della vita il cui fulcro era “il piacere del disinteresse”…Egli professava infatti un sano distacco da tutte quelle passioni che, proprio poiché tali, possono allontanare dalla serenità data dall’indifferenza.
Era il poeta del “in medio stat virus”…mai eccessivo, mai oscillante a livello concettuale tra il bene ed il male, tra il giusto e lo sbagliato, sempre equidistante e per questo imperturbabile…questo il poeta…se poi l’uomo Orazio fosse riuscito ad esserlo nella realtà non è dato saperlo.
Una dato è certo…l’atarassia fu lo stato mentale e la spinta emotiva che alimentò la sua produzione artistica.
“Carpe diem” non è comunque uguale a “fai quello che vuoi tanto si vive una volta sola!”…semmai un sobrio e pacato invito alla discrezione (nel senso latino del termine…la capacità di comprendere) delle occasioni che la vita spontaneamente e senza frenetica ricerca ci offre onde evitare che un postumo rimorso, un tardivo rimpianto possano destabilizzare l’equilibrio mentale turbando il presente in un’inquietudine futura.
Sicuramente più facile ed attuale interpretare i versi alla Vasco Rossi…”voglio una vita spericolata”…ma nulla di più lontano dalla poetica oraziana.
Con questo post mi tolgo un sassolino dalla scarpa: troppe volte ho sentito pronunciare questa frase per “giustificare” una serata troppo alcolica, l’ennesima cazzata o un’altra notte di “squallido sesso” tanto per fare qualche cosa di diverso… se queste persone sapessero che chi scrisse la loro “bandiera ”era in realtà l’emblema del non-eccesso beh…ne farebbero un uso quantomeno più consapevole!Probabilmente anche Orazio…l’uomo, non il filosofo o il poeta, sapeva che la realtà è dominata dall’irrazionalità, da sentimenti profondi e da profondi turbamenti ed
2 commenti:
Porca miseria mi hai chiarito un sacco di cose!!!
Grazie
ma allora quando ci vediamo? sai bisogna cogliere l'attimo
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